Quello che doveva essere un valore aggiunto della nuova tecnologia del digitale terrestre, e cioè la possibilità di vedere automaticamente collocata ogni emittente televisiva ad un numero di canale prefissato, senza arbitrarie sovrapposizioni, è diventato motivo di una battaglia nell'etere tra gruppi televisivi nazionali e locali, terrestri e satellitari.

Tutto è iniziato con un'affrettata (ed in buona parte basata sulle graduatorie del Corecom) regolamentazione del sistema da parte di Agcom (all'epoca presieduta da un esimio giudice amministrativo) e Ministero, che non ha tenuto conto delle obiezioni delle parti deboli (praticamente tutti, meno Rai e Mediaset), che quindi si sono rivolte proprio ai giudici amministrativi per far valere le loro ragioni.

Alla fine il Consiglio di Stato ha sentenziato che la numerazione dei canali del digitale terrestre è tutta da rifare. In primis (sent. n. 04658/2012) ha detto che Canale 21 (tv campana con discreto ascolto) non può stare sul telecomando dietro ai canali di televendite, solo perchè non ha richiesto i contributi pubblici, in base ai quali sono state stilate le graduatorie del Corecom.

Nella seconda sentenza (n. 04659/2012) ha detto che Agcom ha sbagliato ad utilizzare le graduatorie del Corecom, in quanto avrebbe dovuto essere a conoscenza della circostanza che in alcune regioni tali graduatorie erano state sospese per brogli e falsi ideologici in giudizi penali ed amministrativi. Sarebbe sbagliata anche l'assegnazione dei canali 8 e 9 ad emittenti musicali (MTV e Deejay), anziché a televisioni generaliste. Senonché MTV è da tempo diventata quasi del tutto "generalista". Nel suo palinsesto, infatti, la musica è un aspetto abbastanza marginale, mentre i programmi ospitano telegiornali (o meglio rassegne di notizie) di ottima qualità, sitcom e programmi di intrattenimento tipici della tv generalista. Il suo posto nelle tv musicali è stato preso da "MTV Music" che, giustamente, è collocata al canale n. 67 del LCN.

Nella terza sentenza (n. 04660/2012) ha affermato - esprimendo un'opinione, a mio avviso, del tutto personale dei giudici - che "una migliore collocazione delle emittenti locali nel primo sottoblocco di numeri consentirebbe non solo vantaggi per l'ascolto e per le ricadute economiche, ma anche la valorizzazione delle emittenti di qualità sotto il profilo culturale, quale mezzo di conservazione e diffusione di usi e costumi locali, che solo strutture radicate sul territorio possono conoscere e preservare".

Con la quarta sentenza (n. 04661/2012), infine, ha respinto la richiesta di Sky di ottenere i canali 10 ed 11 per Cielo1 e Cielo2 perché "l'AGCOM, visti anche i risultati del sondaggio Demoskopea, non poteva che attribuire alle emittenti locali i numeri da 10 a 19 in corrispondenza alle abitudini e preferenze degli utenti e tenendo conto del legame di tali emittenti con il territorio; tra l'altro in tal guisa l'AGCOM ha anche, sia pure con risultati non soddisfacenti, provveduto a valorizzare il pluralismo culturale rappresentato dal rapporto di tali emittenti con il contesto sociale del territorio".

Del tutto singolare il fatto che la pay tv, dopo aver visto rifiutarsi dal Consiglio di Stato la richiesta per i canali 10 ed 11 del LCN, abbia chiesto in questi giorni la collocazione per il suo "Cielo" al n. 8 o 9. A questo punto, il terzo broadcaster nazionale TIMedia sarebbe autorizzato a chiedere la parità di trattamento con i maggiori operatori televisivi nazionali e pretendere anch'esso tre canali tra i primi 10 (La7, Mtv e La7d).

Il seguito alla prossima puntata, dopo la consultazione pubblica dell'Agcom. Nel frattempo, chi ci riesce, può spostare i canali a suo piacimento, mentre sui televisori che non permettono questa funzione basta oscurare per sempre quelli che non si guardano mai.