"La misura del provvedimento che andiamo ad adottare non va intesa quale limitazione del diritto di proprietà, essa incarna piuttosto la rigida applicazione della normativa comunitaria riferita alla Carta dei diritti fondamentali": questo uno stralcio delle motivazioni con le quali il procuratore generale della Corte di giustizia dell'Unione Europea, il finlandese Niilo Jääskinen, ha respinto, nella giornata di ieri, l'appello presentato da FIFA e UEFA riguardo la copertura televisiva delle fasi finali di Europei e Mondiali.

I due massimi organi istituzionali del mondo del calcio avevano presentato un appello col quale richiedere la facoltà di vendere in regime di esclusiva alle pay-tv i diritti per trasmettere le fasi finali di Europei e Mondiali di Calcio.

La richiesta è stata tuttavia ritenuta inammissibile perché contraria allo spirito di queste competizioni - il cui fascino svolge una funzione sociale aggregativa, dato che nella maggior parte dei casi interi nuclei familiari si riuniscono per la visione dei match - e non conforme alla normativa comunitaria, intransigente circa la possibilità di negare la visione gratuita di eventi sportivi dalla simile portata.

Opinionisti, addetti ai lavori e semplici appassionati ormai da anni vedono nelle pay-tv e negli enormi interessi economici coltivati da quelle che possono essere considerate a tutti gli effetti delle vere e proprie lobby di potere (Sky e Mediaset in primis) la causa generatrice dei mali che oggi affliggono il mondo del calcio, nel nostro paese e non solo.

Persino la classica suddivisione giornaliera ed oraria che sino a qualche anno fa scandiva il campionato di Serie A è stata sconvolta e - stando al parere di alcuni nostalgici, mutilata - per lasciar posto ad un calendario mal composto e frazionato alla luce di interessi economici dominanti (le aziende di sponsorizzazione e quelle produttrici di contenuti pubblicitari la fanno ormai da padrone).

In un simile contesto la decisione giunta dalla Corte di giustizia dell'UE rappresenta dunque un segnale forte e chiaro; lo sport non appartiene alle lobby o ai centri di potere ma ad appassionati e tifosi cui non può essere impedito di godere di eventi la cui visione appare oramai permeata da una sorta di sacralità profana (basti pensare a quanto siano sentite competizioni come Mondiali ed Europei o alle scene di festeggiamenti cui si assiste in caso di successo della propria nazione).

La decisione assunta dal procuratore non è vincolante, ma stando alle ultime indiscrezioni la Corte dovrebbe sposarne gli intenti proseguendo nella medesima direzione. A breve verrà pronunciata la sentenza definitiva.