Le Pay Tv che dominano il palinsesto televisivo a pagamento in Italia resteranno due realtà distinte. Dopo settimane di mormorii e chiacchiericci, sembra essere arrivata la svolta della trattativa, in senso negativo e culminata con una fumata nera. I telespettatori di casa nostra dovranno continuare a porre le offerte per la Pay tv a confronto, a comparare pacchetti e contenuti per scegliere la soluzione più inclini ai propri desideri poiché il monopolio dei canali on demand e su abbonamento non diventerà realtà. Almeno per ora.

Nessuna rivoluzione nel settore Pay Tv

In fondo c'eravamo affezionati alla situazione attuale. Le tensioni, gli sgambetti sui diritti di trasmissione, gli spot a mo' di sfottò per punzecchiare con ironia la controparte. Il popolo italiano si è abituato a informarsi sui prodotti di Sky Tv e su quelli di Mediaset Premium per individuare il fornitore più indicato ai propri interessi, la competizione stimola a migliorare le performance, un'alternativa serve sempre.

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Per giorni e giorni la notizia di una possibile acquisizione del Biscione ad opera del colosso di Murdoch è rimbalzata tra un medium e l'altro, arricchendosi di dettagli, aggiornamenti e smentite. L'ultima rivelazione sembra essere quella definitiva, nasce da Londra – quartier generale europeo di Sky – e viene ripresa per prima da Italia Oggi: le trattative per la fusione sono saltate, tutto resta come è.

Le ragioni dello stop

Alla base del fallimento dei negoziati vi sarebbe un mancato accordo sul concambio (il valore delle azioni che la nuova società avrebbe dovuto riconoscere ai vecchi soci di Mediaset Premium), frutto di valutazioni differenti fra i due blocchi. Ma non solo: lo scenario del momento non sembra essere quello più adatto per gestire una questione simile. Questioni di natura giuridica e legate alla posizione dell'antitrust hanno definitivamente fatto desistere i due schieramenti.

A ciò si aggiunge la fase particolare che sta attraversando la società del Biscione: Premium ha acquisito i diritti in esclusiva per la trasmissione della Champions League per i prossimi tre anni, a cui si aggiungono i contenuti che i canali di Fininvest hanno acquistato da Warner Bros e da Universal. La Pay Tv Made in Italy sta attraversando una fase di forte espansione, punta a ingigantire il proprio bacino d'utenza (e secondo le previsioni ci riuscirà) e non è escluso che i negoziati possano essere riavviati nel 2016, quando Premium potrà battere i pugni sul tavolo forte di un peso contrattuale maggiore.

Lo scenario attuale e possibili evoluzioni

La Pay Tv italiana punta a crescere, quella di Murdoch prende tempo. Il mercato della tv a pagamento ristagna, il guadagno del settore Pay Tv per le aziende che agiscono in Italia è inferiore rispetto a quello stimato negli altri Paesi dell'Unione Europea. Il bilancio di Premium in riferimento al 2014 è saldo ma il 2015 resta un'incognita, alla luce dei massivi investimenti affrontati dalla società lombarda.

In tutto ciò, Renzi ha accennato alla possibilità di rivedere la legge sulla gestione dei diritti televisivi nel calcio mentre Sky Italia inizia ad annaspare in un business che potrebbe rivelarsi già saturo. Insomma, da una parte regna l'instabilità, dall'altra sembra necessario per Murdoch & Co. dare uno scossone al'ambiente. Ma ciò, a quanto pare, sarà affrontato più in là. Antitrust permettendo.